
Giovani Valori: il punto di vista della scuola raccontato dal professor Peron Proseguono gli incontri che Provincia Giovane ha organizzato sul territorio nell'ambito del progetto "Giovani Valori", con l'obiettivo di conoscere come affrontare temi delicati quali la sicurezza stradale e l'uso/abuso di sostanze.
Dopo l'intervista ad Andrea Gnata di SOS Party, questa settimana Provincia Giovane ha voluto interpellare il mondo della scuola dando voce a Diego Peron (nella foto), docente al Liceo Scientifico G.B. Quadri di Vicenza dal 1990. Il suo è un punto di vista particolare che arricchisce l'indagine conoscitiva in corso, grazie alla sua esperienza nella scuola come responsabile dei rapporti con i genitori e del progetto di assistenza psicologica.
PROVINCIA GIOVANE: Molto spesso si parla di disagio giovanile in riferimento alle stragi del sabato sera e al consumo di alcool e droghe, ma qual è la reale percezione del disagio giovanile all’interno dell’ambiente scolastico?
DIEGO PERON: Premetto che fino a giugno scorso ero Assessore ai servizi sociali e referente per la Conferenza dei Sindaci sul tema dell’alcool, quindi, avendo lavorato all’interno di un tale contesto, personalmente ho molto a cuore questo problema. All’interno della scuola, tra i miei colleghi, penso stia crescendo la consapevolezza relativa all’abuso di alcool, che è sicuramente il problema più percepito: da diversi anni in questa scuola realizziamo dei progetti di prevenzione su questo tema con le classi terze e quarte, in collaborazione con associazioni e cooperative.Mi sembra invece che gli adolescenti non siano coscienti della nocività di queste sostanze: importante è dunque far capire ai giovani la nocività per il loro corpo ma anche per le loro relazioni.
Penso che sovrastimato dai media sia invece il rapporto tra l’uso di alcool e la guida: dal momento che in questo caso le conseguenze sono più immediate e drammatiche, esse hanno un maggiore impatto mediatico. Una sovrastima è forse anche legata alla dipendenza dalle cosiddette droghe leggere, che poi leggere non sono. Dal mio punto di vista, da parte dei mass media e dell’opinione pubblica c’è un’esagerazione sul quadro che se ne dà.
P.G.: Tornando ai progetti accennati, il Liceo Quadri collabora con professionisti del settore o con enti del territorio per realizzarli?
D.P.: Di solito collaboriamo con il Ser.T o con il CE.I.S. (ndr. Centro Vicentino di Solidarietà). Inoltre, avendo molti studenti che praticano sport, insistiamo sul tema del doping facendo intervenire medici ed esperti. Si tratta di progetti continuativi con i quali intercettiamo ogni anno le classi interessate, ovvero le terze e le quarte.
P.G.: Come fare prevenzione efficace in tema di sicurezza stradale e dipendenze?
D.P.: È sempre difficile parlare di prevenzione efficace, perché i soggetti che se ne occupano ora non vedono immediatamente i risultati: si lavora sul lungo termine. Nonostante ciò, tutte le agenzie educative dovrebbero fare prevenzione. Questa passa attraverso una "cultura di rete": scuola, famiglia, parrocchia, gruppi e associazioni sportive. Dato che i ragazzi frequentano tutti questi gruppi, bisognerebbe agire tutti insieme.
Porto l'esempio di una serie d’incontri che abbiamo progettato e a cui partecipano tutti gli adulti aventi a che fare con i nostri ragazzi: non solo genitori, ma anche allenatori, ecc. Insieme a loro affrontiamo molte tematiche, dalla cultura e linguaggio giovanile all’abuso di sostanze. Credo che lavorare insieme sia l’unica soluzione veramente efficace. Inoltre molto importante sarebbe riuscire ad agire a livello di "gruppi di amici" piuttosto che sul singolo, dato che il gruppo a quell’età è spesso determinante nella vita relazionale dei ragazzi.
P.G.: La prevenzione passa solo attraverso la comunicazione e questo tipo di progetti, o sono più importanti i buoni esempi, a partire da quelli degli insegnanti?
D.P.: Sicuramente la comunicazione non basta e soprattutto risulta contraddittoria agli occhi dei ragazzi. Pensiamo ad esempio agli spot televisivi delle birre e degli alcolici che collegano il loro prodotto al valore dello stare con gli amici. Come può la nostra comunicazione risultare più efficace di questa? Il progetto che mettiamo in atto una volta l’anno come può stare al passo con le pubblicità alle quali i ragazzi sono sottoposti tutto il giorno? Fintanto che non si comincia a riflettere seriamente sui messaggi lanciati da questo tipi di spot televisivi, non so quanto possiamo essere realmente utili.
Gli insegnanti poi devono dare il buon esempio, moderarsi rispetto a certi comportamenti per non contraddirsi davanti ai ragazzi. Questo non significa voler essere bacchettoni e astemi, ma è necessario rendersi conto che ogni persona ha delle reazioni diverse all’assunzione di alcool che dipendono dal suo stato fisico e psicologico in quel dato momento. È per questo motivo che fare prevenzione efficace sulla singola persona è difficile. Dunque, come ho detto prima, nel comunicare ai ragazzi è importante considerare il gruppo a cui il soggetto appartiene, ma allo stesso tempo essere consapevoli che ogni persona è diversa dall’altra. Non avendo modo di agire sul singolo, a maggior ragione dobbiamo essere intransigenti con tutti.
Forse una soluzione sarebbe quella di coinvolgere i ragazzi nella realizzazione di uno spot pubblicitario sulla prevenzione: l’efficacia di questo strumento di prevenzione è data proprio dal fatto che i ragazzi esprimono le loro idee fin dalla costruzione del messaggio e, in secondo luogo, perché il messaggio intercetta un target che ha la stessa età di chi l’ha realizzato.
P.G.: I ragazzi sono sensibili su queste tematiche, ovvero accolgono questo tipo di messaggio e soprattutto lo traducono in azioni concrete?
D.P.: Quello che noto sono i pochi risultati, perché appunto si lavora sul lungo termine. Voglio ribadire che i gesti concreti più efficaci partono da una coerenza nell’educazione dei ragazzi, fin dal ruolo dei genitori e poi degli insegnanti, senza eccezioni o contraddizioni.
P.G.: In base a quanto detto finora, per concludere, se dovesse descrivere i giovani nel 2010, quali termini utilizzerebbe?
D.P.: Sono fiducioso perché oggi il giovane ha più capacità di discriminare le persone che propongono determinati messaggi, ha una riflessione maggiore riguardo alle proposte che riceve, quindi si sceglie i propri maestri e li sceglie in base alla coerenza che dimostrano.
