
L’intervista di Provincia Giovane ai calciatori del VicenzaQuesta settimana Provincia Giovane, nell’ambito del progetto “Giovani Valori”, ha raccolto il punto di vista del mondo del calcio riguardo al rapporto tra sicurezza, nuove generazioni e comunicazione.
Lo sport, infatti, vissuto con passione, come occasione di consapevolezza dei propri limiti e potenzialità, offre un modello di passioni, lealtà, rispetto e sano divertimento: si tratta di valori che la Provincia di Vicenza, insieme a Provincia di Verona e Comune di Vicenza, intende portare anche fuori dal campo di calcio.
Per capire quindi come promuovere stili di vita consapevoli e responsabili, Provincia Giovane ha incontrato due giovani affermati calciatori del Vicenza Calcio: Sasa Bjelanovic, 31 anni, attaccante (nella foto a sinistra), e Valerio Di Cesare, 27 anni, difensore (nella foto a destra).

PROVINCIA GIOVANE: Avete mai partecipato come testimonial a campagne di sensibilizzazione in tema di sicurezza stradale o di contrasto all’uso/abuso di alcol e droghe?
VALERIO DI CESARE: No, ma lo faremmo volentieri.
SASA BJELANOVIC: Io accetterei perché sono una persona pubblica ed è importante dare segnali forti, oltre al fatto che sostengo in pieno la lotta all’abuso di alcol e droga, perché sta diventando un problema giovanile serio.
P.G.: Perché scegliere uno sportivo per parlare di questi temi ai ragazzi?
S. B.: Fare parte del mondo sportivo ti permette di essere un po’ più al centro dell’attenzione della gente. Tanti ragazzi giovani si ispirano ai calciatori, siamo una sorta di modello per loro, a maggior ragione dobbiamo lanciare questi messaggi di prevenzione.
P.G.: In confronto ai vostri coetanei che non praticano sport, vi sentite più responsabili rispetto, per esempio, alle facili ubriacature del weekend o guidare alterati?
V. D.C.: Certo, avverto questa differenza perché la vita di uno sportivo professionista non permette di sicuro alcuni comportamenti. Il senso di disciplina che impariamo sul campo di calcio diventa uno strumento anche nella vita di tutti i giorni.
P.G.: Sui temi della sicurezza stradale o della prevenzione all’uso/abuso di sostanze, può essere utile parlare ai giovani?
S. B.: Insistere con campagne di prevenzione e informazione può servire. Tuttavia, al di là della comunicazione, credo che tutto debba partire dall’ambiente famigliare, dall’educazione che un ragazzo riceve. Solo quando si hanno fin da piccoli certi valori in mente, si può imboccare la strada giusta evitando certe problematiche.
V. D.C.: Si, sono d’accordo. Credo che in alcuni casi, di delinquenza minorile per esempio, molto sia imputabile alla famiglia e all’educazione che ha dato. Non si può poi dimenticare il ruolo che in questo senso viene svolto dalla scuola.
P.G.: Finora abbiamo parlato dello sport come concreta alternativa allo sballo. Ma come può essere letto il fenomeno del “doping” di cui purtroppo si parla spesso?
S. B.: Innanzitutto uno sportivo che fa uso di doping è una persona che non crede in se stessa e nelle proprie capacità. Ciò che non capisco è che soddisfazione può avere una persona dalle sue vittorie in quel modo. Purtroppo anche nello sport in generale si sta diffondendo questa filosofia per la quale il "fine giustifica i mezzi".
V. D.C.: Sicuramente è un segnale di debolezza. Per fortuna non è diffuso nel settore giovanile, è un fenomeno dello sport ad alti livelli.
P.G.: Esiste una reale percezione dei rischi legati al doping da parte degli sportivi?
V. D.C.: Non credo. Gli sportivi che ne fanno uso non si fermano a pensare alle conseguenze, vogliono solo vincere. Eppure gli effetti collaterali esistono, eccome. Nel calcio però i controlli sono severi, un altro discorso invece meritano gli sport individuali, nei quali l’agonismo più facilmente porta a doparsi, con pochi controlli e scarsa informazione.
