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Area Blog » Provincia Giovane incontra “Il Genio” per parlare di musica, comunicazione, disagio e…patente a punti - Martedí 15 Giugno 2010
Freccia Titolo Provincia Giovane incontra “Il Genio” per parlare di musica, comunicazione, disagio e…patente a punti

Sono diversi i punti di vista raccolti da Provincia Giovane grazie alle interviste condotte nell’ambito del progetto “Giovani Valori”, allo scopo di restituire una fotografia completa e non banale del mondo giovanile in rapporto a temi come la sicurezza stradale e l'uso/abuso di sostanze.

Questa settimana proponiamo l’intervista a Gianluca de Rubertis e ad Alessandra Contini (nella foto), meglio conosciuti con il nome del gruppo musicale dagli stessi fondato nel 2007: Il Genio.

In questa godibilissima e a tratti irriverente chiacchierata, il duo "retroelectropop" rivelazione italiana offre un'originale lettura del mondo giovanile che vuole essere un invito rivolto ai giovani stessi di diventare protagonisti responsabili della propria vita quotidiana, nella scelta di un comportamento piuttosto che un altro. 



PROVINCIA GIOVANE: Ci sono artisti che nei loro lavori hanno esplicitamente affrontato il fenomeno del disagio, nelle sue varie declinazioni: voi lo avete mai fatto?
IL GENIO: No

P.G.: La vostra è una scelta artistica? O in futuro è un tema che vorrete affrontare?
G:
Probabilmente no, non per ostilità nei riguardi dell'argomento, ma semplicemente perché abbiamo sempre pensato alla musica come ad un territorio franco, in cui il suono e i propri motivi artistici hanno priorità assoluta.

P.G.: Forse quindi non avete nemmeno mai partecipato come testimonial a campagne di sensibilizzazione sull'argomento...il ruolo dell'artista in questo caso può essere separato dalla sua produzione?
G:
Abbiamo dato, se possibile, il nostro contributo in manifestazioni in cui i motivi che richiedevano la nostra presenza come obolo ci sembravano importanti. Ma non portiamo avanti bandiere, e, soprattutto, pensiamo che la solidarietà, anche fatta da personaggi pubblici, possa essere condotta in maniera più discreta ed efficace.

P.G.: Alcuni artisti sostengono attivamente campagne sulla promozione di stili di vita responsabili tra i giovani: secondo voi può un artista che offre un esempio positivo contrapporsi in modo significativo alle pressioni del gruppo di amici o di chi vive intorno ad un ragazzo?
G.: E' possibile, ma, oseremmo dire, "purtroppo". Il fatto che un giovane abbia bisogno di questi esempi non fa ben sperare circa la solidità culturale ed intellettuale del nostro Paese. Noi siamo cresciuti in un periodo in cui la musica era rappresentata da modelli distruttivi; non per questo ne siamo stati influenzati in modo negativo.

P.G.: Vi sentite responsabili, nei confronti del vostro pubblico dei messaggi che veicolate nei vostri lavori?
G.: Ci sentiamo responsabili di quello che diciamo, non dell’interpretazione che ognuno vuole dare ai messaggi; il solito, annoso, fastidiosissimo problema dell'incomunicabilità....C'è da dire che non lavoriamo per la pubblicità, facciamo la nostra musica senza costringere nessuno alla fruizione.

P.G.: Ma se la musica non è responsabile di dare esempi negativi, allora significa che non ne dà nemmeno di positivi? Il fenomeno del disagio giovanile ormai è un fatto innegabile e c'è l'esigenza di arrivare a comunicare con i ragazzi attraverso i loro canali. Cosa usare allora?
G:
Si potrebbe cominciare a fare dei corsi di recupero per i genitori... Sarebbe come chiedere ad un pittore di dipingere dei quadri rassicuranti e veicolanti messaggi esclusivamente positivi e seducenti per i giovani;  si parla di assegnare all'arte una funzione pedagogica? Il problema vero è che i giovani non si aggregano, e così facendo le sottoculture sono spacciate. Non esiste più nemmeno il contrasto generazionale tra genitori e figli. La musica dovrebbe adesso, d'un tratto, sopperire al cambiamento sociale che i nuovi media hanno prodotto?

P.G.: Forse l'arte di per sé è, e resterà sempre, autoreferenziale, ma spesso le forme artistiche nascono dal basso, dalle persone, e in questo hanno una forte valenza sociale. In questo caso si chiede a certe forme artistiche che hanno la forza di aggregare molto pubblico di aiutare a comunicare altro da sé, ad esempio il valore della legalità.
G.: Certo che è possibile; noi preferiamo farlo con le persone davanti, vere. Incontrare qualcuno è sempre il miglior modo di comunicare. In questo senso i concerti sono tutta un'altra storia

P.G.: Per comunicare con chi segue il vostro lavoro utilizzate anche social network: questi potrebbero essere nuovi canali di comunicazione, anche se l'aggregazione è solo virtuale?
G.: Crediamo che ci sia una bella differenza tra lo sbandierare degli slogan e vivere la vita coerentemente a ciò che si sbandiera in giro. Il pubblico dovrebbe cominciare a preferire il "privato", il non spiattellato, i gesti veri insomma, non le parole. I social network sono dei nuovi canali di comunicazione, e i preferiti dai giovani. Quando poi, attraverso il virtuale, riescono a fare aggregazione reale, tanto di guadagnato; e qualche volta, per fortuna, accade.

P.G.: Quindi, considerando che il fenomeno dipendenze, illegalità e rischio sulle strade esiste, secondo voi c'è un modo per comunicarlo ai ragazzi e, soprattutto, chi dovrebbe farlo?
G.: Mi pare che siamo bombardati dalle campagne di prevenzione, o informazione, alcol e sicurezza sulle strade per dirne una. Comunque, i mezzi per evitare certe cose ci sono; nelle città, ad esempio, i taxi... Costano tanto, è vero, ma la musica può fare poco per abbassare le tariffe!

P.G.: Se questo tipo di fenomeni è sempre esistito, il clamore che se ne fa ora deriva da un effettivo peggioramento della situazione in questi ultimi anni oppure è stato esasperato da un eccesso di informazione?
G.: L'eccesso di informazione ha tanta parte in questo. Ricordi i sassi dai cavalcavia? Non sapremmo dire se la situazione sia peggiorata, sta di fatto che in giro serpeggia una subdola e pericolosa noia; probabilmente frutto dei modelli che attraverso i media fanno breccia tra i giovani.

P.G.: Una battuta finale: è lecito chiedervi quanti punti vi hanno tolto dalla patente?
G.:
Prego, nemmeno uno.




Pubblicato da ProvinciaGiovane.net - 8 commenti - Inserisci un commento
Commenti
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Scritto da steroidi anabolizzanti il 11-12-2011 alle 11:08


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Scritto da refrigerator repair il 10-12-2011 alle 09:32


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Perché non parlare della questione che è al centro occupa а pluralitй di memebrs ? argomento importante negli ultimi trimestri sulla communiquй modernismi ...
Scritto da proviron il 21-11-2011 alle 21:41


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Scritto da outdoor lighting manufacturers il 21-11-2011 alle 18:29


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Scritto da Zulu Trade il 10-11-2011 alle 14:55


Veramente fuori!!!
Scritto da Ale il 16-06-2010 alle 16:53


Troppo fuori e sinceri...grandi!Ma il nuovo cd è già uscito?
Scritto da Loris il 16-06-2010 alle 13:25



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